Troppo tempo che non aggiorno questo blog… che mi siano sfuggiti i rintocchi della mezzanotte? Questo testo l’ho scritto a matita il 22 Marzo 2009, circa dieci mesi fa, su un singolo foglio di un piccolo blocco di appunti, su un diretto Arezzo – Firenze. In questa deliziosa e fredda sera di Gennaio ho deciso di pubblicarlo in una forma non usuale: non come semplice sequenza di parole ma sottoforma di “quadrato magico” di singole lettere. Trentasei colonne e trentasei righe per un totale di 1236 (milleduecentotrentasei) lettere. Quali strane e magiche combinazioni di lettere si nascondono nelle verticali e nelle diagonali del quadrato? Non ne ho la più pallida idea…
Il faro dell’antica isola mi guida
come i pescherecci del Mare del Nord,
sotto un cielo azzurro di nuvole veloci,
cammino deciso sulla sabbia bianca.
Il vento, tagliente come un rasoio,
livella la spiaggia di conchiglie,
increspa il mare, toglie il respiro,
e non resta che fermarsi a riposare.
Ma anche se sembrerò saldo e fiero
sotto il sole tiepido di primavera,
i miei piedi appoggeranno sulla sabbia:
e sarò in balia del vento e delle maree.
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine…
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine…
Acqua, fonte di vita, fresca carezza
che scorre veloce sulla mia pelle,
bellezza di movimento incessante,
armonia chimica di inizio e fine.
Larghi fiumi, imperiosi, distese
sconfinate di blu e verde, gelide
sorgenti di purezza: così è il tuo
aspetto, mutevole e mai chiaro.
Ho visto la tua forza su coste
battute dal vento, come dai la vita
senza pietà la togli, arida e crudele,
e in bocca non rimane che sabbia.
Ma non è arido il tuo tocco, oblio
di respiro, conforto di stanchezza.
Tu sei dentro di me, vivere senza
non posso, vivere è quello che voglio.
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco.Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine…
Terra, suolo che mi sorregge,
il profumo dei campi arati
di fresco in una calda giornata
di un’interminabile estate.
Nutrimento di piante, humus
di prati bagnati, distese di verde,
sconfinate, fin oltre l’orizzonte;
terra che non ha mai fine.
Non invidio gli alberi né i fili d’erba,
radicati, sicuri, impassibili, fermi:
un prezzo troppo alto richiede
il tuo generoso nutrimento.
Io voglio correre veloce, camminare
a piedi nudi, da un luogo a un altro.
Perchè la mia casa è il mondo intero,
non la terra che tengo tra le mani.
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco.Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine…
Fuoco, fiamma che brucia dentro,
desiderio informe di vanità vera,
grido di una passione senza fine,
purezza spietata, stupido dolore.
Ho visto fiamme sotto la pioggia,
cuori infuocati nel gelo invernale
stringersi ed amarsi, o soffrire
senza sosta per vivere una vita.
Fuoco, sciocca illusione di potere,
di controllo tra principio e fine;
impossibile equilibrio chimico
di rozze combustioni materiche.
Il mio fuoco brucia, mai si ferma,
nutrito dall’aria, agitato dal vento
che soffia sulla mia pelle, nuda
testimonianza di una vera vita.
Ho scritto questa poesia alcuni mesi fa, con una matita da disegno, alle prime luci dell’alba. Mi piace la sensazione tattile della grafite che scorre sulla carta. Era un momento particolare, quasi magico, pensavo a una persona; questa è la stesura originale di quella mattina: non l’ho mai fatta leggere a nessuno, adesso dopo 3 mesi ho deciso di pubblicarla. Vorrei chiarire che io non parlo di un disagio esistenziale, come nella bellissima poesia che cito, quanto piuttosto delle sensazioni di un momento…
24 Maggio 2008, ore 5:30
Sono solo, nessuno intorno a me:
nessuno sulle strade,
nessuno nella mia stanza,
le finestre di fronte sono chiuse.
Che sia questa la vera immagine del mondo?
La luce è già alta, si spengono i lampioni,
ma nessuno esce ancora.
Cosa stanno aspettando ?
Il rumore di un auto per strada
e poi ancora il silenzio.
Forse era solo un sogno,
solo un angelo che non è di questo mondo.
Aumenta la luce, è quasi giorno,
si apre qualche timida finestra,
passano altri angeli, ma il mondo non è ancora vero.
Non è ancora pronto per l’inganno consueto.
Cosa stanno aspettando? Hanno forse paura?
Forse sono io che ho paura:
paura che nessuno si svegli,
paura che le strade rimangano vuote,
che il mio cuore rimanga vuoto.
Perchè nessuna alba può riempirlo,
soltanto un altro cuore che è lontano da me
e che non sorge tutti i giorni come il sole.