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	<title>Alessandro Rotta &#187; fotografo</title>
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	<description>Fotografie e Parole, Amore e Odio, Corpo e Anima, Energia e Materia</description>
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		<title>Il fotografo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 00:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ale260382</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[fotografo]]></category>
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		<category><![CDATA[Progetti fotografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione, in prosa, scaturita da alcune delle mie ultime letture&#8230;
Ogni fotografia appartiene al passato, è un qualcosa che è già stato, che non era prima dello scatto e che non sarà mai più (grazie a Barthes per avermelo fatto notare). L&#8217;unica certezza è che il fotografo era là, parte di quel passato. Non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style:italic;">Una riflessione, in prosa, scaturita da alcune delle mie ultime letture&#8230;</span></p>
<p>Ogni fotografia appartiene al passato, è un qualcosa che è già stato, che non <span style="font-style:italic;">era </span>prima dello scatto e che non <span style="font-style:italic;">sarà</span> mai più (grazie a <span style="font-style:italic;">Barthes</span> per avermelo fatto notare). L&#8217;unica certezza è che il fotografo era là, parte di quel passato. Non si vede quasi mai il fotografo, fanno eccezione l&#8217;autoscatto (ma allora chi è che scatta?) e gli specchi (ma parafrasando un noto romanzo lo specchio è solo un <span style="font-style:italic;">eidolon</span>), ma si ha la certezza che c&#8217;era, e che nella maggior parte dei casi ha materialmente premuto il pulsante. Ci sono tre tipi di fotografie:<br />
<span style="font-style:italic;">le fotografie che non hai fatto</span>, che sono la maggior parte, sono tutti quegli attimi che non hai fotografato, hai scelto di non fotografare, o che non hai potuto fotografare. Forse si può provare a contarli: ipotizzando un tempo medio di scatto di 1/125 di secondo ogni fotocamera <span style="font-style:italic;">non scatta</span> circa 10 milioni di fotografie al giorno ! Di questi non scatti solo una piccolissima parte divengono scatti:<br />
<span style="font-style:italic;">le fotografie che hai fatto</span>, in maggioranza finiscono archiviate in scatole portanegativi o in hard disk in forma binaria, scampoli di passato che vengono degnati di un paio di occhiate al massimo. Ogni fotografo ha migliaia e migliaia di queste foto, sono ingombranti, pesanti, polverose. Raramente accade il miracolo, e una piccola parte di questi scatti dimenticati diventano patrimonio comune:<br />
<span style="font-style:italic;">le fotografie che hai scelto</span>, ovvero quel sottoinsieme di scatti che scegli di mostrare agli altri, quei frammenti di passato che hai deciso siano degni di essere portati al livello del presente. E qui accade il miracolo, perchè anche sottoforma di squallidi e sbiaditi simulacri bidimensionali e monomediali, questi oggetti riescono a trasmettere emozioni. Come sia possibile evocare, in un pezzetto di carta bianca macchiata di nero grande quanto un biglietto da visita, l&#8217;esistenza di un individuo morto cento anni fa, mai visto né conosciuto, oppure esplorare un luogo ormai dimenticato, è il grande mistero della fotografia.<br />
E tutti questi scatti sono accomunati da una sinistra presenza, il fotografo, una sorta di <span style="font-style:italic;">profeta </span>del passato, colui che ha il potere e la responsabilità di decidere cosa è importante e cosa è insignificante. Una fotografia è ciò che sta <span style="font-style:italic;">davanti </span>alla fotocamera, dietro c&#8217;è il vuoto, un frammento di passato che non solo non è stato fotografato, ma che non è stato neppure <span style="font-style:italic;">non fotografato</span>, né avrebbe potuto esserlo, perchè la macchina era puntata nella direzione opposta. Questo aspetto della fotografia mi ha sempre spaventato, il non poter sapere cosa c&#8217;era dietro alla macchina al momento dello scatto, il non poter definire questa presenza inquietante del <span style="font-style:italic;">fotografo</span>, questa figura di cui si vede soltanto ciò che egli stesso vede, di cui non si sa neppure come era vestito, di che colore aveva i capelli, se era uomo o donna, bambino o anziano. Talvolta una fotografia sarebbe forse più interessante se la macchina fotografica al momento dello scatto fosse stata utilizzata a rovescio: avremmo potuto vedere l&#8217;occhio del fotografo, attento all&#8217;inquadratura, l&#8217;indice che preme il pulsante&#8230; ma, fortunatamente per noi fotografi, questo è soltanto uno sciocco paradosso, perchè così non esisterebbe più <span style="font-style:italic;">quella</span> fotografia, e neppure avrebbe senso discutere su chi stava <span style="font-style:italic;">dietro </span>a un&#8217;immagine che non esiste.</p>
<p>Un augurio a tutti i fotografi, che possiate sempre navigare nel vostro presente senza affogare nel vostro passato e senza dissolvervi in un futuro che non esiste ancora. Noi siamo <span style="font-style:italic;">ora</span>.</p>
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